Macrì | La Superstizione come memoria di un popolo.
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La Superstizione come memoria di un popolo.

La Superstizione come memoria di un popolo.

“Sciò sciò ciucciuè”

“Tutte le superstizioni sparse nel mondo sono raccolte in Napoli e ingrandite”.

 

Matilde Serao così scrive. Nella cultura meridionale la superstizione è un elemento imprescindibile dalla quotidianità; si rivela nei piccoli gesti delle persone, anche in quelle che non ci credono. In tutte le case, anche in quella del più scettico tra gli scettici, è presente un corno o un qualche amuleto contro la sfortuna.

La convinzione che gli avvenimenti negativi non dipendano direttamente da noi, ma da una forza maggiore e malefica, rende l’uomo più leggero e incosciente delle proprie colpe. Tuttavia, al di là di speculazioni razionali, c’è da dire che molti avvenimento mal si riescono a spiegare razionalmente e che certi rituali, soprattutto napoletani, sono così intrisi di magia, paganesimo e tradizione, da renderli un’affascinante forma di arte pura e primitiva. Primitiva poiché la simbologia dei rituali e degli amuleti ha molto spesso origini inaspettate: il corno, ad esempio, risale al neolitico; come auspicio di fertilità veniva appeso sull’uscio delle capanne; in seguito, il corno appare anche nel culto della Dea Iside.

A Napoli, però, il corno è diventato la simbologia dell’intero popolo partenopeo: i caratteri fisici e spirituali che questo amuleto ha acquistato nel tempo sono depositari di intere generazioni, di dicerie, di tradizioni, di leggende sussurrate negli angoli di strade fatte di tufo e pietra umida, di preghiere cristiane mescolate e macchiate da gesti e rituali pagani, di rosari tenuti nella destra e il corno nella sinistra.

Il corno va sempre regalato, e mai comprato; va fatto a mano, perché nella manualità del popolo che si concentra la più alta magia; deve essere vuoto, cosicché il male vi resti intrappolato, e con la punta storta, per deviare il male. Con il tempo, questo amuleto si è andato fondendo con le maschere tipiche della cultura partenopea, come Pulcinella, in una dissacrazione estrema del male; uno sberleffo al male, davanti al quale ridere mascherati e grotteschi. Nella superstizione, negli oggetti che la tengono in vita, si nasconde la memoria di un popolo, il codice genetico dell’evoluzione tutta interna ad una città le cui fondamenta sono fatte di magia antichissima e di voci così lontane nel tempo da diventare vaga leggenda.

Per questo rendiamo omaggio alla superstizione: un po’ perché contenitore infinito di storie vecchie e nuove, e un po’ perché… non si sa mai!

AUTHOR: macrisegnicreativi
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