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San Gennaro a Napoli

Articolo a cura di Mina Grasso

Quante volte ci è capitato di camminare per le strade, per i musei o le chiese osservando dipinti di santi? Girovagando, vi siete mai imbattuti nell’immagine di San Gennaro? 

Ebbene a Napoli San Gennaro è un santo cult e trovarlo impresso su una stampa, o in una bella chiesa, magari conservato dentro una ricca cornice color oro, oppure semplicemente sentir pronunciare il suo nome dagli abitanti di un vicolo di Napoli è una cosa all’ordine del giorno. Dunque oggi, vogliamo raccontare qualcosa in più su questa icona così centrale nella storia dei santi, e così forte nel culto di una intera città. San Gennaro, il santo con la S maiuscola.

San Gennaro come icona d’arte

San Gennaro anzitutto, è il patrono della città di Napoli. Possiamo addirittura dire che per i napoletani è molto più di un santo, è cittadino, patrono, difensore della città, viene invocato contro eruzioni, terremoti, pestilenze e calamità naturali e chi più ne ha più ne metta.

In arte, San Gennaro è un santo interessante perché presenta nel suo vestiario una serie di attributi iconografici di un certo impatto visivo: il bellissimo bastone pastorale d’oro, la palma e la mitra (ossia il copricapo), eccellenza degli orafi napoletani, che definisce ormai da qualche secolo il suo profilo, rendendolo unico.

Ma chi è questo San Gennaro. Storia di Gennaro

Gennaro nasce proprio nel mese di aprile e diverse documentazioni ne indicherebbero la nascita nella città di Benevento, dove il santo è stato vescovo, ma qualche documento ne fa risalire la nascita nella città di Napoli, precisamente il 21 aprile del 272, ed è a Napoli che si manifesta il prodigio delle reliquie. 

Nel Duomo della città sono custodite le sue ossa e due antichissime ampolle che conterrebbero il sangue del martire Gennaro, raccolto dalla sua nutrice Eusebia dopo il martirio, avvenuto nel 305. 

Le ampolle – divenute anche queste attributo iconografico tipico del santo – vengono esposte alla venerazione dei fedeli tre volte l’anno: a maggio, il 19 settembre ed il 16 dicembre, giorni cari alla pietà partenopea, nei quali si può assistere al fenomeno della liquefazione.

L’arcivescovo di Napoli inizia a scuotere l’ampolla facendo una serie di movimenti tramandati dalla tradizione e dopo poco la sostanza contenuta nel contenitore più grande inizia a mostrare le proprietà di un liquido: ecco la famosa “liquefazione” che è considerata un segno di buon auspicio.

L’ampolla viene quindi mostrata ai fedeli e il Cardinale ringrazia Dio. Comprendere quale sia effettivamente il fluido noto come sangue di San Gennaro e quale sia la spiegazione del “miracolo” è tutt’altro che semplice e ancora nessuno studio scientifico ha svelato l’arcano!

A raccogliere la devozione di Eusebia, una dozzina di donne anziane che si proclamavano discendenti o parenti del santo, iniziarono una tradizione che è diventata parte essenziale del “miracolo”.

A maggio, settembre e dicembre, le parenti siedono in chiesa, in prima fila, e rivolgono a Gennaro esortazioni a non tardare nel miracolo, cantando nenie che affondando le radici nel mondo popolare partenopeo.

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